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Erano più di dieci anni che non tornavo a fotografare gli acquatici del Lago di Porta; un laghetto che lambisce il fiume Versilia.
Soprattutto per riuscire a catturare qualche foto del raro tarabuso.
Ieri è piovuto, c'è fango sul sentiero, un pettirosso mi segue per qualche metro, si pulisce le piume con il becco, muove la testolina, e mi osserva curioso.
C'è vento e di uccelli tranne folaghe e germani non se ne vedono. E' un attimo e la mente "rilascia" una immagine; il ricordo di un signore, così colto, ed interessante, con gli scarponi infangati ma il foulard elegante al collo, con i capelli lisciati ed il sorriso buono.
Tra noi ci fu subito empatia e mi citò Kahlil Gibran ricordando come scrivesse che l'uomo è degno di esistere anche solo per il gesto di raccogliere un passero caduto e rimetterlo nel nido.
Così mi disse e gli perdonai di conoscere solo 5 specie di uccelli: airone, pettirosso, usignolo, capinera e tortora.
Andavamo nel sentiero tra alberi e canneti ed affermava che non c'è tristezza che non si attenui o lentamente si sciolga durante una passeggiata; camminano i malati di mente negli ospedali psichiatrici, i carcerati nell'ora d'aria, i solitari su spiagge deserte.
E poi dissertava di filosofia: il passato è un ruscello che scorre e nutre il nostro giardino attingendo l'acqua dalla memoria, anche noi seguiamo il nostro corso, piccoli o grandi che siamo ci dirigiamo verso il mare.
Mi raccontò perfino di una pratica tibetana per purificare lo spirito e trovare l'equilibrio perduto che consisteva nel camminare nel bosco da soli per tre giorni di fila osservando ed ascoltando rumori e movimenti.
Mi ritenni fortunato di poter fare un tratto di quel sentiero insieme a lui e mi dimenticai dei merli e delle cincie che cinguettanti sfuggivano alla fotografia.
Parlava tanto e bene, anche della sua ignoranza ornitologia, qualcuno gli raccontò che nelle notti di luna piena gli aironi si posano sulla riva del mare e lui attese più notti ma non accadde mai nulla. Difficile che un airone si posi di notte sulla riva del mare!
Allertato da un fruscio, pensando al tarabuso, mi fermai in attesa, mi fece notare quanto il bosco sia pieno di segreti e di segnali nascosti.
Io lo ascoltavo con rispetto e con l'attenzione dovuta ad uno che sapeva di filosofia.
Poi mi disse di un uccellino di rovo (lo scricciolo) che decide di interrompere la sua esistenza in un preciso momento; fa il nido, cova le uova, cresce i piccoli, poi ad un certo punto si stacca da tutto e si nasconde negli angoli più remoti del bosco, si posa davanti ad una spina, il suo canto diventa melodioso e nel momento in cui si trafigge il cuore il suo ultimo richiamo si espande nel bosco e tutto si fa silenzio.
Non so chi glielo avesse raccontato, non lo smentii, lui ci credeva.
Quell’uomo era Romano Battaglia, giornalista e scrittore, scomparso nel 2012. Amava la natura, la scrittura, e si dilettava anche di pittura: un uomo capace di unire semplicità e profondità con una naturalezza rara.
A lui è legata La Versiliana, la storica manifestazione culturale nella pineta dove visse d’Annunzio, a Marina di Pietrasanta.
Ne fu animatore e conduttore, trasformandola in un luogo d’incontro unico.
Sul palco del Caffè della Versiliana sono passati i nomi più importanti dello spettacolo, della cultura e della politica. Battaglia li accoglieva con garbo, poi lasciava spazio alle domande del pubblico, creando un salotto estivo colto, leggero, attraversato da quella sua capacità di ascoltare e far emergere il meglio dagli altri.
Uno dei suoi ultimi libri s’intitola Foglie (Rizzoli). Si legge d’un fiato: 130 pagine dal carattere grande, limpide come una passeggiata nel bosco. Ci si ritrova tutto il suo pensiero: l’amore per la poesia, per la natura, per i palpiti più segreti del creato. Perché, scriveva, è solo ascoltando la natura, osservando una foglia, che si impara a riconoscere la bellezza della vita e la grandezza di Dio.
E forse un rimpianto lo aveva, se annotava:
"Vivendo come ci hanno insegnato, per il nostro bene, abbiamo evitato le grandi tempeste, ma ci siamo persi talvolta in quel temporale che scompigliando i fiori del nostro giardino poteva non farci morire di noia!"